Le altre Scozie: gli indipendentismi europei

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By admin settembre 13, 2014 10:10
Le altre Scozie: gli indipendentismi europei

Credits: La marcia per l’indipendenza della Catalogna (Getty Imagines/ David Ramos)

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La lotta tra il No e il è incerta. Il primo ministro britannico David Cameron trema, la City è preoccupata, l’Fmi esorta a fare scelte che non mettano in crisi l’economia, intellettuali e star dello spettacolo lanciano appelli, le maggiori banche del paese minacciano di andarsene, gli imprenditori fanno i conti dei costi della possibili separazione. Alla vigilia del referendum sulla indipendenza della Scozia i sondaggi indicano che una clamorosa e storica vittoria dei Sì non è esclusa, anzi.

La separazione della Scozia da Londra sarebbe la realizzazione del sogno indipendentista degli eredi di Braveheart. E, con tutta probabilità darebbe la stura alle richieste di tutti gli altri partiti separatisti europei. Diversi tra di loro per storia, data di nascita, filone culturale e politico, tutti questi movimenti sono accomunati da un unico obiettivo: creare uno stato indipendente dalla nazione di cui fanno parte. Questa è una piccola mappa dei separatismi europei. Partiamo proprio dalla Scozia

GRAN BRETAGNA

Scozia 

La lotta per l’indipendenza risale  ai tempi di William Wallace, nobile delle Lowlands, capace di tener testa agli eserciti d’Inghilterra che alla fine del XIII secolo avevano assoggettato il suo popolo. Dal 1707, anno di creazione dell’unione politica con Londra, i movimenti separatisti scozzesi sono sempre esistiti, ma hanno avuto alterne fortune. In epoca contemporanea, il  motore dell’indipendentismo è diventato il Partito Nazionale Scozzese, fondato nel 1934 sulla base della fusione di altre due formazioni politiche separatiste.

D’ispirazione socialdemocratica, il Pns ha avuto il primo vero primo boom di consensi elettorali negli anni’70. Un bottino che è aumentato negli anni’90 e che ha convinto nel 1997 i laburisti inglesi (che avevano vinto le elezioni) a concedere un referendum che istituisse un parlamento scozzese. Il referendum passò con il 74% dei voti a favore, e il 64% votò anche a favore dell’attribuzione al parlamento scozzese di poteri fiscali autonomi. Fu quello il primo vero passo verso l’evoluzione a cui stiamo assistendo in questi giorni. Da allora, il Partito Nazionale Scozzese ha visto crescere i suoi consensi in modo progressivo ed è diventato così il partito di maggioranza assoluta a Edimburgo nelle elezioni del 2011. In tre anni c’è stata un’accelerazione che ha portato alla convocazione del referendum del prossimo 18 settembre..

Gli altri movimenti in Gran Bretagna

Prima tra tutti, ovviamente quello dell’Ulster. L’Irlanda del Nord è stata è decenni teatro della lotta tra i cattolici separatisti e i protestanti unionisti. La guerra ha lasciato il posto a un processo di pace che nel 2005 è culminato con l’annuncio dell’Ira di voler rinunciare alle armi e alla creazione dopo le elezioni del 2007 di un governo unitario composto dalle formazioni politiche che erano state rivali storiche: il Partito Unionista Democratico e il Sinn Feiin. Ma formazioni separatiste esistono anche in Galles (il partito si chiama Plaid Cymru e chiede la nascita di uno stato indipendente all’interno dell’Ue) e in Cornovaglia (Meybon Kernow è il nome del partito che chiede la separazione).

SPAGNA

Catalogna

Un milione e 800.000 persone hanno sfilato per le strade di Barcellona in occasione della “Diada” più secessionista che ci sia mai stata. Quest’anno, il ricordo dell’11 settembre 1714, il giorno in cui Madrid ha conquistato la capitale della Catalogna, ha avuto un sapore particolare. E’stata una sorta di prova di forza di piazza in vista del referendum del 9 novembre, la consultazione sull’indipendenza. Mariano Rajoy ha detto che è illegale. Lo stato spagnolo farà di tutto per evitare che il referendum si tenga e se mai le urne verranno comunque aperte, Madrid non ne riconoscerà il risultato.

Il presidente della Catalogna Artur Mas ha ribadito che a novembre i catalani andranno alle urne per rispondere ai due quesiti referendari: “Vuole che la Catalogna sia uno Stato”; in caso affermativo: “Vuole che sia uno Stato indipendente?”. I sostenitori della separazione dallo stato spagnolo sperano nel vento scozzese. Se a Edimburgo vincesse il Sì, sarebbe tutto più facile. Lo sognano da sempre. Dopo la morte di Francisco Franco e la fase di transizione alla democrazia, i nazionalisti catalani sono saliti al potere a Barcellona nel 1980. La regione gode di ampia autonomia, ma non nel campo fiscale. La voglia d’indipendenza nasce anche e soprattutto dalla volontà di gestire in proprio la ricchezza prodotto dalla Catalogna.

Gli altri indipendentismi spagnoli

Il più importante è quello dei Paesi Baschi. Il sogno di creare una nazione a cavallo dei territori spagnolo e francese risale alla fine del 1800 quando Sabino Arana crea il Partito Nazionalista Basco. Durante la Guerra Civile, la regione si schiera con la Repubblica e contro Franco. Negli anni della dittatura inizia la lotta armata dell’organizzazione più radicale del panorama indipendentista basco, l’Eta che proseguirà anche dopo la caduta del regime. Batasuna, il partito considerato il braccio politico dell’Eta, verrà messo al bando nel 2002. Nel 2006, il partito armato annuncerà una tregua, nel 2011 rinuncia all’uso della forza.

Altri partiti separatisti esistono in Galizia, Aragona e nelle Isole Canarie dove il Il Movimento per l’autodeterminazione e l’indipendenza dell’arcipelago canario fondato nel 1964 da Antonio Cubillo, un esule del regime franchista in Algeria, chiede di potersi staccare da Madrid.

FRANCIA

Corsica

Da quando è diventata francese esistono movimenti separatisti sull’Isola. Uno di quelli che si è dedicato alla lotta armata per decenni dopo la sua fondazione nel 1976, il Front de Libération Nationale de Corse, nello scorso giugno, con un comunicato di quattordici pagine ha messo fine alle azioni armate annunciando di voler avviare un «processo di demilitarizzazione e un’uscita progressiva dalla clandestinità». In un primo tempo le autorità francesi sono apparse scettiche, ma finora la promessa è stata mantenuta. Alla base di questa svolta ci sono state le faide interne al gruppo (che hanno portato almeno a una ventina di morti) e la difficoltà nel trovare nuove leve. Ma, al di là del FLNC, rimangono però le istanze indipendentiste portate avanti da politici e intellettuali locali che il governo francese ha cercato di governare dando alla Corsica una larga autonomia in diversi settori, compresa la scuola

Gli altri indipendentismi francesi

Sono diversi: dall’Occitania, dove esiste uno storico movimento separatista che vorrebbe un territorio separato a cavallo tra la Francia e l’Italia, alla Bretagna (regno indipendente da Parigi fino al 1400) e, infine, alla Nuova Caledonia, territorio d’oltremare dove esistono tra i circa 300.000 abitanti tentazioni separatiste.

BELGIO

Il paese è diviso tra fiamminghi e valloni e le spinte separatiste delle Fiandre sono molto forti. A nord, ci sono i fiamminghi che sono il 58% della popolazione belga, parlano l’olandese e che dal punto di vista storico e culturale hanno poco a che vedere con i Valloni, francofoni, il 32% della popolazione. In mezzo, la regione di Bruxelles, bilingue. Le tensioni tra le due comunità si sono accuite negli ultimi anni. Vlaams Belang (Interesse Fiammingo) è il partito di estrema destra maggior fautore di una separazione definitiva delle due comunità.

ITALIA

Sono molte le spinte separatiste anche in Italia. Si va dalle formazioni sarde come Sardinia Natzione o il Movimento per la liberazione del Popolo sardo, a quelle altoatesine come il Süd-Tiroler Freiheit, il movimento guidato da Eva Klotz, figlia del militante separatista Georg Klotz. Molte le leghe regionali che si sono raccolte sotto la bandiera della Lega Nord (in passato espressamente separatista). Nelle regioni del nord appare molto forte il movimento separatista veneto. Una prova di questo è arrivata con il referendum sondaggio via web organizzato nella scorsa primavera da un gruppo di persone dichiaratamente separatiste. Gli organizzatori hanno reclamato la partecipazione di più di 2 milioni di persone alla consultazione, altri hanno affermato che i click al massimo erano 150.000. Comunque sia una valanga di voti per il distacco dall’Italia.

GERMANIA

La Lusazia è un’antica regione a cavallo tra il Brandeburgo, la Polonia e la Repubblica Ceca, il suo nome significa palude. La sua popolazione è composta dai sorbi, di origine slava. Esiste anche qui un piccolo movimento indipendentista che vorrebbe la nascita di un Libero Stato Lusaziano.

RUSSIA

I movimenti separatisti sono soprattutto nella zona del Caucaso. La Cecenia è stata teatro di una guerra durata  anni tra l’esercito russo e i separatisti, diventato poi un conflitto che si è andato a intrecciare con la lotta al terrorismo islamico internazionale quando quella regione – a maggioranza musulmana – è diventata la meta dei miliziani islamisti che volevano combattere la jihad. Spinte secessioniste ci sono anche in Daghestan e Inguscezia. Inutile poi ricordare i movimenti filo russi che chiedono il distacco dall’Ucraina e che sono il motivo del conflitto tra Mosca e Kiev. 

Fonte Panorama http://news.panorama.it/
Fonte originale : http://news.panorama.it/esteri/scozia-indipendentismo-europa

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