Milkbots, la “bella” fattoria comandata interamente dai robot

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By admin aprile 30, 2014 17:38
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Questo articolo è stato pubblicato il 30 aprile 2014 alle ore 18:36.
L’ultima modifica è del 30 aprile 2014 alle ore 19:38.

Le fattorie con gli animali sono una delle ultime grandi attrattive del mondo naturale per grandi e piccini, che però, ormai si va a visitarle con lo stesso spirito con cui si irrompe in un piccolo mondo antico, in fattorie-zoo aperte al pubblico. Dal punto di vista di chi ci lavora, però, la cosa era ed è molto meno romantica, ovvero faticosa e anche non piacevolissima ma soprattutto, tra poco rischia di vedere evaporato il proprio lavoro… dai robot. È quanto sta accadendo, per esempio in America, dove in una fattoria specializzata nella produzione di latte vaccino per formaggi, la cura del patrimonio animale, cioè delle mucche, è interamente presa in carico da una squadra di robot altamente specializzati, subito ribattezzata: “milkbots”.
La fattoria incriminata è nei pressi di Albany, New York, dove i tenutari, la storica famiglia di contadini locali dei Borden, ha investito più di un milione di dollari per installare un sistema robotizzato di mungitura denominato “Lely Astronaut A4“. Certo fa subito una certa impressione vedere il robot che distribuisce il fieno alle bestie, slittando silenzioso nel capannone, figurarsi quando una gabbia robotizzata accoglie a una a una le mucche e grazie a un sistema di puntatori al laser, procede alla pulitura delle mammelle e poi alla mungitura, senza che in alcun modo la mano dell’uomo intervenga e, cosa non da meno, senza che le mucche protestino e a quanto dicono, totalmente sicuro.

A vederla è quasi come essere in una fabbrica hi-tech ma circondati da animali vivi, fieno e quel po’ di letame per non far sembrare tutto troppo finto. Ogni cosa è ordinata e precisa, e scorre secondo una routine quasi ospedaliera che, dicono, porta le mucche ad abituarsi così bene al nuovo trantran da fare tutto da sole, diventando tipo mucca smart: in pratica, quando sentono che è il momento di farsi mungere vanno autonomamente nella zona specifica, dove il robot mungitore le prende in carico per l’operazione. I contadini sovrintendono l’operazione, cioè la controllano, passano quasi come “programmatori” sorridenti nel capannone e azionano e riconfigurano il software sulla centralina di comando.
I vantaggi evidenti del sistema stanno nel lavoro manuale che viene abbattuto prepotentemente; nella consistenza del latte, che i processi sequenziali sono in grado di regolare al 100% grazie ai vari tipi di mungitura, che viene così standardizzata; nella quantità del latte, gestione ingegnerizzata consente di capire e gestire in tempo reale la produzione e, last but not least, studi veterinari assicurano che lo stress delle bestie è anche ridotto. Gli svantaggi sono gli alti costi iniziali, quelli di gestione soprattutto dell’energia elettrica necessaria, mentre qualcuno dice che la qualità del latte non è la stessa (ma qui ci sono pareri contradditori) e che la complessità cognitiva iniziale del sistema robotizzato lo rende di difficile utilizzo, oltre ad abbassare la soglia del contatto tra capi di bestiame e uomo, contadino, anche lui ormai 2.0.

Fattosta che è una sfida già lanciata su molti fronti, qui l’azienda che è in ballo, l’olandese (ma è presente in moltissimi Paesi) Lely ha una storia nata nel primo dopoguerra specializzata da subito nella ridefinizione e rivoluzione dell’allevamento delle bestie da latte domestico, soprattutto mucche. Sono così organizzati e efficienti che hanno anche un Lely Campus che si presenta come un gioiello dell’innovazione del settore, dove formano i farmer 2.0. Certo le loro fattorie non sono quelle che siamo abituati a vedere nelle nostre campagne, ma il risultato, dicono, è quello che conta, lanciando il loro claim: “Potete fidarvi ciecamente dei robot, possono controllare 24 ore al giorno la mandria, 365 giorni all’anno. E anche di noi”.

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